7 ottobre 2007

Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in Te per l’imposizione delle mie mani”.

 

La liturgia della Parola di questa XXVII domenica del tempo ordinario sembra essere stata scelta di proposito per offrire a me e a voi la chiave di lettura giusta per ricordare i miei venticinque anni di sacerdozio.

Se ogni anniversario è l’occasione per un’attenta verifica, lo è ancora di più un venticinquesimo.

 

Ravvivare il dono di Dio che è in me. Il sacerdozio mi è stato dato come dono gratuito per l’imposizione delle mani del vescovo per essere vissuto come servizio alla Chiesa: “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato dite: siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.

Venticinque anni di ministero sacerdotale che ho cercato di vivere come servizio a Dio e a i fratelli. Due parole oggi racchiudono tutti i miei sentimenti: GRAZIE e PERDONO.

Grazie perché ho la piena coscienza che se oggi sono a questo traguardo non è assolutamente frutto delle mie forze umane.

Il Signore mi ha guidato con la forza del suo spirito lungo questi anni dandomi coraggio e sostenendo tutti i miei passi.

Grazie perché il Signore si è servito anche di voi per aiutarmi a comprendere la strada da seguire. Ventuno di questi venticinque anni di strada li abbiamo percorsi insieme, nel bene e nel male, con momenti di gioia e momenti di amarezza. Insieme stiamo crescendo nella comunione e nella corresponsabilità.

Grazie per l’affetto e l’amicizia dei tanti confratelli sacerdoti che il Signore mi ha messo vicino in questi anni. Dai più anziani ho imparato l’importanza del non voltarsi indietro e guardare sempre avanti; dai più giovani l’entusiasmo e la gioia dell’essere chiamato al sacerdozio.

“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”

Perdono per aver a volte dubitato della fedeltà del Signore e averlo sentito lontano mentre erano i miei occhi a non vederlo e le mie orecchie a non volerlo ascoltare.

Perdono se non sempre sono stato capace di “consumare me stesso per il bene delle vostre anime”.

Perdono se in qualche occasione ho preferito starmene a guardare innanzi alle esigenze della comunione presbiterale.

“Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia, nel tuo grande amore cancella il mio peccato”.

 

L’apostolo Paolo conclude oggi la sua esortazione con queste parole: ”Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi”.

Per me sono una consegna per gli anni che ancora il Signore mi chiede di servirlo nella sua Chiesa come suo ministro; per voi un invito a non lasciare solo né me né chiunque altro sacerdote ma a sostenerci sempre con la vostra preghiera e il vostro affetto.

Dopo tanti anni credo abbiate ben compreso la mia convinzione che il sacerdote, nelle varie occasioni di festa, non ha tanto bisogno di regali, a volte imbarazzanti, quanto di avvertire con chiarezza che il popolo di Dio a lui affidato lo segue nel comune sforzo di vivere il Vangelo e che è anche disposto a perdonargli i suoi limiti umani perché in lui vede l’uomo che cerca Dio.

 

Signore,

ti ringrazio per avermi fatto dono del sacerdozio ministeriale, senza alcun mio merito, e per avermi sostenuto in questi anni.

Oggi sento forte l’esigenza di rinnovarti il mio “eccomi, sono qui per fare la tua volontà!”.

Ti ringrazio per quanti in questi anni, sacerdoti o laici, mi hanno aiutato a rimanere in Te.

Ricompensa con la gioia eterna del Paradiso tutti coloro che mi hanno voluto bene e che vivono già in Te: la mia mamma, i miei nonni, il vescovo che mi ha imposto le mani e mi ha consacrato, il parroco che mi ha accompagnato non solo all’ordinazione ma sempre è stato per me un punto di riferimento, i sacerdoti che mi hanno aiutato negli anni di seminario, gli amici che hanno lasciato un vuoto qui sulla terra ma che continuano a farmi dono della loro amicizia dal cielo, le tante persone che mi hanno edificato con la loro umile e semplice testimonianza di vita cristiana.

Una sola amarezza, Signore, attraversa il mio cuore in questo giorno di letizia: il non aver ancora donato vocazioni alla tua Chiesa. Anche questo metto nelle tua mani e come gli appostoli elevo a te il mio grido di speranza: SIGNORE, AUMENTA LA NOSTRA FEDE.

Amen.

Download: