DOCUMENTO FINALE

ASSEMBLEA PASTORALE INTERPARROCCHIALE

“FAMIGLIA E PARROCCHIA:

LUCERNE PER CHI ABITA NELLA CASA”

8 – 22 OTTOBRE 2006

 

Lunedì 9 ottobre don Silvio Longobardi, presso la chiesa parrocchiale della Madonna di Fatima ha aperto la nostra assemblea pastorale interparrocchiale facendoci riflettere sul rapporto Famiglia-Parrocchia.

 

Il suo intervento si è articolato in tre punti:

  1. I soggetti della pastorale familiare: indicando il Vescovo come responsabile principale, gli uffici diocesani, la parrocchia che deve fare della famiglia il luogo privilegiato della sua azione pastorale scoprendosi famiglia delle famiglie (cfr Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. CEI 2004), i gruppi ecclesiali e, infine, il soggetto più importante che è la stessa famiglia che per la grazia del sacramento del matrimonio è abilitata ad annunciare il Vangelo dell’Amore con la parola e con le opere.
  2. Obiettivi pastorali fondamentali: rendere gli stessi sposi protagonisti della vita ecclesiale. Per raggiungere ciò la parrocchia deve gradualmente aumentare la sua attenzione alla famiglia in tutti gli ambiti della pastorale ordinaria.
  3. La famiglia, chiesa domestica: recuperare l’essere “domus” – “casa” della famiglia ricordando che la Chiesa ha cominciato a muovere i suoi primi passi proprio nelle case poi è arrivato il tempio. Riscoprire, insomma, la famiglia come luogo di testimonianza della fede, come santuario e casa d’accoglienza e di carità.

Su questi temi, nei giorni scorsi, divisi per archi d’età, ci siamo interrogati.

 

Dalla riflessione dei ragazzi è emerso che la famiglia segue poco il loro cammino di fede. Gran parte dei ragazzi non riceve dalla famiglia una chiara testimonianza di fede. Si diceva, per esempio, che in famiglia non si prega quasi per niente insieme e la stessa domenica i ragazzi non sono incoraggiati a partecipare alla celebrazione eucaristica.

Le figure familiari che i ragazzi hanno individuato come testimoni sono i nonni, qualche volta la mamma, raramente il papà, rarissimamente il papà e la mamma insieme.

In modo particolare il gruppo dei ragazzi dai 9 agli 11 anni ha affermato che per diversi papà spesso è più importante il lavoro che partecipare alla celebrazione domenicale o stare tutti insieme in famiglia.

Il gruppo dei 12-14 anni, invece, aggiungeva la difficoltà di considerare la parrocchia “famiglia delle famiglie” perché il mondo degli adulti non crede in questa realtà, anzi pensa alla parrocchia solo come istituzione che serve a dare servizi religiosi come la celebrazione eucaristica, il battesimo ecc…. Da questo gruppo veniva anche chiesto che la parrocchia sia loro più vicina, quando cominciano a nascere i problemi affettivi per non essere lasciati soli in questo delicato momento.

 

Da parte dei giovanissimi e dei giovani è emersa la difficoltà di testimoniare in famiglia la propria fede. Si prova vergogna nel farsi vedere pregare e manca il coraggio di farsi promotori del pregare in famiglia anche quando la parrocchia mette a disposizione iniziative e sussidi come, per esempio, farà tra poco con l’Avvento.

E’ emersa forte l’esigenza di avere nella parrocchia momenti d’accompagnamento nel tempo dell’innamoramento. Si affermava che gli incontri personali con il parroco o gli animatori dei gruppi non bastano perché vissuti solo da chi ha il coraggio di vincere la paura di sentirsi giudicato. Sarebbe necessario, invece, avere la possibilità di poterne discutere sistematicamente. I giovani, in particolare, chiedono alla parrocchia di essere aiutati a non perdere di vista i valori evangelici a cui ispirare le scelte della vita.

 

Il gruppo dei giovani-adulti legge come segno di speranza il fatto che ormai è consolidata l’idea che i bambini debbano iniziare a frequentare la catechesi parrocchiale contemporaneamente all’inizio della frequenza della scuola, in pratica tra i cinque e i sei anni. E’ letto come segnale positivo anche il fatto che dopo la Messa di Prima Comunione buona parte dei genitori vuole che i propri figli s’inseriscano nell’A.C.R. per continuare a frequentare la parrocchia. Viene, dunque, l’invito ad avere il coraggio di non arrendersi e andare avanti insistendo sulla necessità di rafforzare il rapporto di collaborazione tra famiglia e gruppi parrocchiali con sistematiche proposte formative dirette ai genitori. Per chi vive ai margini della vita parrocchiale, invece, è proposta l’attivazione dei centri d’ascolto della Parola con l’obiettivo di aiutare la famiglia a riscoprire la propria vocazione. Indispensabile sarebbe pure il non delegare più ad altri la preparazione al matrimonio, ma attivare in parrocchia incontri che vadano oltre il solito schema e puntino invece ad un itinerario d’accompagnamento alla celebrazione del matrimonio che sfoci, poi, nel continuare il cammino con altre coppie nel gruppo dei giovani-adulti. Gli stessi incontri di preparazione al Battesimo devono essere occasione per aiutare almeno le coppie più giovani ad aprirsi ad una mentalità più attenta e partecipe della dimensione comunitaria della fede.

 

Gli adulti, infine, guardano con fiducia alle giovani generazioni ammettendo di non essere stati sempre in grado di trasferire in famiglia la vita di fede.

 

In conclusione dall’assemblea emergono alcune indicazioni su cui sarà necessario continuare ad interrogarsi nei centri d’ascolto del prossimo Avvento coinvolgendo anche coloro che in questa fase non sono stati presenti.

Queste indicazioni si possono sintetizzare in due punti:

1. Il mondo degli adulti deve impegnarsi a rendere più visibile la propria fede alle giovani generazioni con concrete e coraggiose scelte fatte a partire dalla propria famiglia.

 

2. La parrocchia:

a) deve attrezzarsi meglio per offrire percorsi formativi di preparazione al Matrimonio aiutando i giovani scoprire la dimensione vocazionale di questo sacramento.

b) deve accompagnare più sistematicamente le giovani coppie nei primi passi della vita coniugale

c) deve essere più al fianco dei genitori nel difficile compito educativo che loro spetta

 

d) deve ripensare anche la catechesi ai ragazzi dando più spazio all’intervento della famiglia.

 

Un’ultima considerazione bisogna farla, anche se dispiace: l’assenza quasi totale della zona della Madonna di Fatima alla discussione assembleare fin dal suo inizio.

Questo dato potrebbe scoraggiarci, invece vogliamo interrogarci sulle motivazioni e tentare di continuare a costruire un’unità pastorale attardandoci ancora nell’aspettare che il tempo maturi le persone e gli eventi.

 

A V.E. affidiamo questo cammino che abbiamo scelto d’intraprendere per celebrare i venti anni di fondazione delle nostre due comunità e chiediamo suggerimenti che possano aiutarci a correggere la rotta o a rafforzarla.

 

Ci dia la sua paterna benedizione.

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