GIOVEDÌ SANTO

SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE

“Li amò sino alla fine".
Cosa fa Gesù per dimostraci questo suo amore?
Si mette a lavare i piedi, si mette a servire i dodici.
Stasera forse anche noi ci sentiamo un po’ come Pietro: indignati perché Gesù, il Signore, il Maestro, si fa nostro servo.
E l’indignazione nasce dalla coscienza che abbiamo di essere incapaci di farci servi gli uni degli altri!
Gesù, però, ha fiducia in noi.
“Come ho fatto io, fate anche voi”.
Verrebbe voglia di dire: “è una parola!”
Si, è vero. Farsi servi costa fatica. Siamo più portati a comandare che a servire.
Siamo più propensi a farci giudici dell’operato altrui che testimoni della misericordia del Padre. Eppure la giornata di oggi ci mette con le spalle al muro: “se non ti laverò non avrai parte con me”.
Se non siamo capaci di costruire una comunità di credenti che sanno lavarsi i piedi l’un l’altro, abbiamo fallito!
Ecco la necessità di rifugiarci nel cenacolo per andare alla fonte della nostra fede, all’Eucarestia: “il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese il pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: questo è il mio corpo che è per voi, fate questo in memoria di me”.
L’Eucarestia c’impegna a donarci agli altri.
Stasera abbiamo scelto di rivivere la lavanda dei piedi con i ministranti e di presentare alla comunità i fanciulli che per la Prima volta riceveranno l’Eucarestia nei prossimi mese.
A voi ministranti in particolare ricordo che con il vostro servizio all’altare siete chiamati a vivere più da vicino il mistero dell’Eucarestia non solo qui, attorno all’altare, ma nella vita di ogni giorno. Essere più intimi amici di Gesù: ecco il vostro compito.
A voi fanciulli che farete la Prima Comunione nei prossimi mesi un’esortazione: vivete con più impegno questi ultimi mesi di preparazione. Noi tutti, io e le catechiste, i vostri genitori e tutta la comunità, vi siamo vicini non solo per prepararvi alla festa ma soprattutto per aiutarvi a fare la scelta di seguire Gesù sulla via del farvi servi.
A voi genitori il compito di non perdervi, e non far perdere i vostri figli, nell’eccessiva preoccupazione per i contorni della festa: ciò che conta è imparare a dire, insieme ai vostri figli: “Signore, lavaci non solo i piedi, ma anche le mani e il capo.”!
Stasera ricordiamo anche l’istituzione del sacerdozio.
Ringraziamo Gesù perché ha voluto affidare alle mani di uomini quel tesoro prezioso che è l’Eucarestia. Preghiamo per i nostri sacerdoti.
Non è facile per nessuno essere fedeli alla Parola di Gesù.
Non è neppure per noi sacerdoti.
Anche noi, come tutti voi, abbiamo tanto bisogno di convertirci ogni giorno al Signore.
Quanto più noi sacerdoti ci avviciniamo a Gesù, tanto più anche voi sarete più santi.
Non state ad aspettare i nostri errori pronti a spararci addosso il vostro severo giudizio.
Vogliateci bene così come siamo.
Sosteneteci con la vostra affettuosa preghiera e, se necessario, con una caritatevole correzione fraterna.
Si avvicina giorno dopo giorno il mio venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale: un’importante tappa di un cammino fatto di tante infedeltà personali, ma anche di tanta grazia che il Signore ha fatto arrivare al vostro cuore servendosi di me.
In questa sera così solenne, e dopo aver rinnovato ieri sera le promesse fatte venticinque anni fa, sento dal più profondo del cuore di dire a tutti voi: accompagnatemi verso il 7 ottobre con la vostra preghiera perché il Signore mi conceda la grazia di vivere il mio sacerdozio come servizio instancabile e donazione senza limiti a tutta la Chiesa e in particolare a questa comunità nella quale da ormai venti anni ha voluto che fossi, anche se indegnamente, segno e strumento del suo amore.
A voi, cari ragazzi e giovani, mia prima preoccupazione e mia gioia, stasera voglio affidare un mandato:
non abbiate paura di scegliere di seguire Cristo,
non siate sordi al suo richiamo,
fidatevi di Lui e lanciatevi nella meravigliosa avventura di farvi, insieme con Lui, servi per amore.