Vieni nasci ancora - DANIELE RICCI [ info ]

 

 

 

 

 

Omelia della Notte di Natale 2007

 

 

Uno dei canti preparati per la Messa di questa notte ha queste parole:

“Torni Signore,

torni nel cuore col tuo silenzio denso di te.

E come i pastori un tempo ora noi ti adoriamo,

e i nostri doni sono ciò che siamo noi”.

 

Anche quest’anno siamo venuti in chiesa nel cuore della notte per ricordare la nascita del Salvatore.

Perché Lui, il Signore Gesù, ci ha voluti ancora qui?

Forse per farci capire che per incontrarlo dobbiamo essere capaci di fare silenzio!

<<Silenzio: dal latino “silentium”, da “silére”, tacere. Totale mancanza di suoni, parole, rumori >>: è’ questa la definizione che il dizionario della lingua italiana dà della parola “silenzio”.

Questa notte, però, ci insegna un silenzio che va al di là e che non è assenza di parole. E’ la Parola stessa che illumina la nostra vita e che, se accolta, ci fa diventare figli di Dio.

In cambio di un così grande dono cosa possiamo fare?

Il canto dice “i nostri doni sono ciò che siamo noi”.

Cosa siamo noi?

Siamo anziani stanchi della vita che, al tramonto della propria esistenza, ci accorgiamo di non aver dato abbastanza spazio a Dio e che, forse, nonostante i tanti Natale vissuti, non abbiamo mai veramente incontrato Gesù!

Siamo genitori sbalorditi dalla responsabilità di guidare la famiglia che constatiamo il fallimento di tante aspettative perché incapaci di trovare nella preghiera domestica la fonte della comunione familiare e nella Parola che questo Bambino ha incarnato il principio ispiratore di ogni nostra scelta!

Siamo giovani disorientati da un mondo che ci riempie di tante parole vuote e fallaci impedendoci di ascoltare l’unica parola che è capace di colmare ogni vuoto esistenziale: la Parola di Dio!

Siamo fanciulli che guardiamo con speranza alla vita e che vorremmo trovare, in chi vive attorno a noi, dei punti di riferimento certi e sicuri, ma troviamo solo incertezza e disorientamento.

Siamo uomini e donne di questo terzo millennio che corriamo, sempre affaccendati in mille cose da fare, e non riusciamo ad essere veramente noi stessi.

Siamo cristiani di questa generazione che vive con entusiasmo il Natale di Gesù e fa professione di fede in Lui e nel suo messaggio…ma incapaci di testimoniare nel quotidiano la pace, la gioia e l’amore incarnati nel silenzio di questa notte.

“Tra la sua gente…non c’era posto per loro nell’albergo”.

Che cosa triste!

Dopo duemila anni ancora non c’è posto per Gesù!

Quante divisioni tra noi!

Nelle famiglie spesso manca la vera comunione e, più che luoghi di crescita nell’amore, esse sono luoghi di semplice convivenza tra consanguinei.

Nella società quante discriminazioni, ingiustizie e sopraffazioni.

Nelle nostre comunità cristiane troppi personalismi impediscono di essere segno trasparente del Dio-con-noi.

Nel mondo ogni occasione è buona per inventarsi nuove tensioni tra i popoli e crearsi nuove guerre.

A regnare non è certo il messaggio nuovo che questo Bimbo ci ha portato!

Eppure: “Betlemme è qui”, conclude il canto.

E’ qui che nasce Gesù: tra le nostre miserie e i nostri limiti, tra le nostre famiglie e nelle nostre case!

Lui è ostinato nell’Amore.

Sa aspettare che i nostri cuori si aprano all’Amore vero.

In questa notte, dunque, la nostra preghiera divenga impegno.

 

“Noi ti invochiamo, vieni,

noi ti vogliamo accanto:

la nostra casa è la tua,

t’accoglieremo noi.

Tu per davvero nasci.

Noi siamo uniti nel tuo nome e tu sei qui.

Vieni, Signore Gesù, nasci ancora dentro l’anima.

Vieni, nasci sempre, nasci in mezzo a noi”.

Amen.

 

 

 

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