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“Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5).
La sensazione di aver faticato senza prendere nulla è forte, ma guardando indietro mi accorgo che, grazie a Dio, non è proprio così. Certo, si poteva fare di più. Ecco, allora, le due parole che racchiudono il senso di questa celebrazione: GRAZIE e PERDONO.
Non sto a ripetere quanto già insieme abbiamo avuto modo di riflettere domenica scorsa con la complicità della Parola di Dio che c’era proposta.
Aggiungo solo un’altra riflessione provocata dagli auguri che l’A.C.R. ha fatto domenica e rafforzata dagli incontri di riflessione e preghiera dei giorni scorsi: si riparte con lo stesso entusiasmo di venticinque anni fa e, sulla Parola del Signore, prendo il largo per gettare le reti… insieme con voi.
“Andiamo a Dio con semplicità e camminiamo senza contare i passi”. Il beato Tommaso ci aiuti a vivere questa sua massima.
Venticinque anni fa a conclusione del rito dell’ordinazione, don Natale diceva, con voce tremante, “quando il cuore è colmo di gioia, non riesci neppure a trovare le parole per comunicarla”. Mi rendo conto stasera di cosa volesse dire! E allora prendo in prestito le parole dell’apostolo Paolo: ”Ringrazio il mio Dio per voi”.
Sì, ringrazio Dio per voi.
Lo ringrazio per voi, bambini e ragazzi, che con la vostra vivacità rendete viva la comunità e mi date la gioia di sentirmi vostro papà.
Lo ringrazio per voi giovanissimi e giovani che con la vostra voglia di vivere mi ricordate che non bisogna mai smettere di sognare e progettare il futuro dandomi la gioia di sentirmi vostro fratello e amico sacerdote.
Lo ringrazio per voi genitori che mi accogliete come vostro compagno di viaggio nella difficile opera educativa che, seppure in maniera diversa, ci accomuna e mi fate sentire di casa nelle vostre famiglie.
Lo ringrazio per voi anziani e per voi ammalati che con i vostri ricordi del passato date un significato al presente perché il futuro sia migliore.
Lo ringrazio per voi, fratelli nel sacerdozio, perché mi ricordate che nella vigna del Signore si è chiamati a lavorare insieme e non c’è spazio per navigatori solitari.
Lo ringrazio per il vescovo che per ben venti di questi venticinque anni mi ha accompagnato con il suo affetto e con la sua pazienza ricordandomi che l’Amore del Padre è immenso.
Lo ringrazio per la mia famiglia naturale, in particolare per papà che, nonostante l’età e gli acciacchi non mi fa mancare il pane quotidiano.
Lo ringrazio per tutti voi qui presenti e anche per chi avrebbe voluto esserci e non ha potuto: la vostra presenza mi fa percepire chiaro il senso della comunità intesa come famiglia delle famiglie.
Lo ringrazio per tutte le persone care che venticinque anni fa erano accanto a me e ora già vivono la gloria del Paradiso. Cito per tutti: il vescovo Iolando, il parroco don Natale, la mia cara mamma Antonietta e l’indimenticabile amico Gianni Montanaro.
Per tutti voi chiedo al Signore di riempire la vostra vita delle sue larghe benedizioni.
Dal più profondo del cuore e con sincerità a tutti voi, dalle autorità ai fanciulli: GRAZIE per la meravigliosa testimonianza di affetto e di amicizia.
L’ultima parola, consentitemi, è per voi ragazzi e giovani: NON ABBIATE PAURA D' IMPEGNARVI PER TUTTA LA VITA CON E PER GESU’ CHE VI AMA E RIVOLGE ANCHE A VOI L’INVITO “VIENI E SEGUIMI, FARO’ DI TE UN PESCATORE DI UOMINI”. Spendere la propria vita per Lui è un’avventura meravigliosa che vale la pena fare.
A Dio Padre e Figlio e Spirito Santo ogni onore e gloria oggi e sempre. Amen.
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